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Otto e mezzo di Federico Fellini non è più un segreto

Fellini Otto e mezzo

Gennaio 1963

« Quarantasette, tre, ventidue, cinquantanove, due, sessanta! Zero, tredici,. Sedici, uno, novantanove. Cinque! »: la voce di Anouk Aimée è drammatica, disperata mentre grida mezza tavola pitagorica in faccia a Mastroianni. Nella semi-oscurità della sala di doppiaggio Federico Fellini si avvicina con aria sorniona a Fulvia Manni, pronta davanti al microfono, e le porge un foglio su cui ha tracciato frettolosamente alcune frasi. Sono le battute tradotte in chiaro del linguaggio cifrato della Anouk Aimée sulla colonna guida del film.
È una delle cento astuzie che Fellini ha messo in opera per conservare il “top secret” attorno al suo film: nelle scene chiave gli attori pronunciavano frasi composte da numeri e solo ora, in fase di doppiaggio, il dialogo va assumendo un significato compiuto. Solo Mastroianni possedeva un copione completo; tutti gli altri interpreti ricevevano un foglio scritto a mano da Fellini o dai suoi assistenti pochi minuti prima di girare la scena. E molto spesso sul foglio c’erano solo numeri o parole in libertà. Altre volte Fellini si limitava a suggerire le battute una per una da dietro la macchina da presa.
Così Fellini è riuscito ad arrivare in fondo al film senza che nessuno conoscesse esattamente la storia che lui aveva raccontata. Neppure gli interpreti hanno capito del tutto quali vicende abbiano animato sullo schermo. Si è insinuato che questa del segreto ermetico sia una delle estrose trovate pubblicitarie di Fellini. È più probabile invece che sia stata inizialmente una esigenza nata dal metodo di lavoro di Fellini, esigenza però alla quale lui ha finito per prendere gusto. Così il segreto è diventato per Fellini un grosso gioco cui si è appassionato con l’entusiasmo e l’ostinazione del ragazzo che scopre inaspettatamente qualcosa che lo diverte. Ed ecco che Fellini si mette a raccontare in giro trame fasulle del film, sguinzaglia i cani lupi attorno al set, chiude il copione in cassaforte, fa parlare gli attori con la regola del nove.
Il film è ora finito, è montato, è in fase avanzata di doppiaggio. Eppure Fellini ancora risponde con un sorrisetto enigmatico a chi gli chiede di cosa tratta. Sul “ciak” e sulle “pizze” ha voluto che fosse scritto durante tutta la lavorazione la misteriosa sigla di Fellini 8 1/2. Ora facendo i titoli di testa del film si è trovato a dover finalmente aprire uno spiraglio sulla vicenda dando un nome al film: ci ha pensato sopra tre giorni, ha avuto tutta una serie di incontri col produttore, ha consumato dodici termos di caffè in più ed alla fine ha deciso di conservare l’enigmatica cifra, di giocare fino in fondo a questo gioco del segreto. Ha solo levato il proprio nome dal titolo. Così il film uscirà col titolo 8 1/2, tre bei numeri disegnati in stile floreale sullo schermo. Ed il mistero è rimasto.

Due fotografie del film Otto e Mezzo di Federico Fellini

 

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