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Thais Galizky e le cinematografie di stile iniziate dalla Novissima Film

Manifesto originale 4F di Thais Galizky 1917

Roma Dicembre 1916

La frequenza con la quale sulle scene europee e d’oltre oceano si notano le attrici russe, nasce anzi tutto dal fatto di essere l’anima russa, molto appassionata all’arte della mimica e molto sensibile delle recentissime raffinatezze sceniche per le quali i russi si trovano all’avanguardia in tutto il mondo: secondariamente è dovuta alla vera educazione teatrale cui gli artisti russi, come mai altri, si sottopongono da giovinetti, venendo accettati alla scuola di recitazione solo dopo aver studiato otto anni nelle scuole ordinarie e cioè, solo dopo aver conseguito quella che in Italia è la licenza liceale. Da noi, una ragazza che sogni di far l’attrice è un’anima perduta: in Russia una bambina di sette anni che vada al Balletto, ed identica ad una delle nostre che frequenti il ginnasio. L’arte scenica russa, assurta alla massima esasperazione dello stile per virtù  della grande scuola d’arte dello Stanislawsky in Moskowa è la grande procacciatrice degli artisti russi che oggi figurano nei cartelli dei grandi teatri del mondo. Ora, questa sobria, sorretta, squisita arte scenica di stile, di linea, è appunto l’arte che la grande attrice russa Thais Galizky intende poco a poco introdurre nelle scene cinematografiche, considerando come nulla di meglio che lo stile esteriore, sia ben acconcia arte del cinematografo. Ed Anton Giulio Bragaglia — che ha sempre portato un soffio di vivace originalità, di buon gusto moderno, in tutti i suoi giornali e in tutti i libri, cominciando da quelle innovazioni della fotografia cinematica, ch’ebbe tanto successo alcuni anni or sono — è stato ben fortunato nell’imbattersi in questa visione d’achisch qual’è Thais Galizky, esasperazione dello stile, allucinazione della posa, come nelle parole di un giovane poeta.

La film terminata dal Bragaglia, è una visione parossistica di ambienti che sono ideali fino al delirio; e nessun altra attrice poteva, per questo, sostenere meglio della Galizky il pericolo del paragone istintivo e della semplice relazione, che nello spettatore corre tra ambiente e persona: tra contenente e contenuto. Una figura men che bizzarra e di stile, in uno stilizzato ambiente bizzarro, come potrebbe mai reggere?

Quando la mirabile artista russa, celebre in tutta l’Europa per le sue canzoni slave, tizgane, francesi, levantine e spagnole antiche, accettò di dare una serata al Teatro nazionale di Roma in beneficio della Casa del Soldato, i quotidiani con vero entusiasmo salutarono la grande artista.

Oggi Leon Bakst — il glorioso scenografo del Balletto Imperiale Russo — illustre in tutto il mondo per l’alta fama delle scene e dei figurini da lui disegnati per le più grandi opere teatrali, e per tutta la produzione del Balletto Imperiale, ha preparato per Thais Galizky una dramma cinematografico: un dramma di mimica, ispirato alla figura eccezionalmente stilizzata della aristocratica attrice. E la Novissima Film, che condotta con sensi moderni dal gusto raffinato di A. G. Bragaglia si prepara a ben alti e inusitati cimenti d’arte scenica e mimica applicata alla cinematografia, ha ottenuto il lavoro di Leon Bakst intitolando La Clandestina, inducendo il famoso artista a dipingere le scene ed i figurini ed a giudicare la esecuzione pittorica du questa che sarà la prima, perfetta e completa cinematografia d’arte, di cui Thais della Novissima Film è un preannunzio geniale per le scene raffinate, per i vestiti, e per lo stile dell’azione concluso con i diversi quadri, nel modo magico cui è così mirabilmente riuscito Anton Giulio Bragaglia, con la sua tenacia d’innovatore dal sicuro buon gusto.

Roberto Raggi
(film) 

Manifesto originale 4F del film futurista Thais di Anton Giulio Bragaglia 1917, disegno di Prampolini

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