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Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto un film di Elio Petri

Milano, febbraio 1970. Il regista Elio Petri è a Milano in occasione della prima nazionale del suo ultimo film, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Petri è un delicato, un sensitivo , sotto quella sua apparenza di mediano di rugby. Mi dice subito: «Milano mi piace molto, e qui ho tanti amici. Mi vergogno un po’ a trovarmi come un divo per un fatto egoistico, com’è quello di presentare un mio lavoro…»

Come ti è venuta l’idea del film?

È la crisi di un quarantenne, un italiano come tanti che si ricorda i sentimenti, le idee di quando aveva vent’anni e che si pone domande.

In che senso?

Penso che sia doveroso fare un cinema politico che sia utile alla democrazia, che aiuti la gente a comprendere se stessa e gli altri.

Mi hanno detto che è piuttosto forte. Tu cosa ne dici?

Primo, è questione di abitudine: bisogna avere la forza di essere democratici, cioè di non temere la critica, le idee. Ricordati certe pellicole di Hollywood: quelle che berteggiano i generali come Il dottor Stranamore di Kubrick e le altre sulle “deviazioni” dell’apparato poliziesco come Detective Story di William Wyler. Secondo, vista la concorrenza della televisione e di altri mezzi di svago, il cinema deve diventare critico, se non vuole perire. Mi viene in mente un aneddoto di Bolognini

Puoi dirmelo?

Certo. Dunque, anni fa, Mauro Bolognini si trovava nell’atrio di un cinema di Roma alla fine della presentazione di un nuovo film che, per l’epoca, era un tantino osé. Gli si avvicina una bella signora in visone e gli fa: «Signor Bolognini, ma le pare, far veder certe cose…». E Bolognini, serafico: «Ma signora, non è mica vero, sa, è una favola, non lo deve prendere sul serio, il cinema è fantasia». È quello che dico anch’io: il cinema è invenzione.

D’accordo, si tratta, nel tuo caso, di un “unicum”. Però certi episodi minori richiamano a fatti particolari di cronaca che tutti ricordano.

Se ti devo dire la verità, l’intreccio mi è venuto in modo medianico, come quando non si è svegli né addormentati: in stato di dormiveglia.

È per questo che citi alla fine quella frase di Kafka?

Non è un alibi. Il mio è un film letterario: proviene come atmosfera dell’universo fantastico delle narrazioni di Franz Kafka, e, se vuoi, anche di un certo Dostoevsky.

Però Kafka è uno di quegli scrittori non razionali, prigionieri degli incubi e delle ossessioni notturne, a cui puoi far dire tutto e il contrario di tutto. In che senso il tuo film è kafkiano?

Nel senso di quel magnifico racconto di Kafka, Il messaggio dell’imperatore. La grande muraglia cinese è come la democrazia: una cosa stupenda ma che richiede il lavoro e la fatica di intere generazioni. La nostra democrazia non ha che pochi anni. È piena di difetti e di residui, inevitabili, dell’anteguerra.

Puoi spiegarti meglio?

Spero di essermi spiegato con il mio lavoro. Viviamo in democrazia ma molti sembrano prigionieri di un sogno. Non c’è l’abitudine, ecco. Altrimenti non si spiegherebbe la persistenza di alcune norme che sono una deplorevole eredità del passato.

(Per Elio Petri che ha presentato il suo nuovo film: “Oggi di deve fare cinema politico”, intervista di Pietro Bianchi, Il giorno)

Locandina del film Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri in vendita nel negozio Libreria Metropolis su ebay  

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Mitchum dopo lo scandalo

Sangue sulla luna regia di Robert Wise

Hollywood, dicembre 1948. Cronaca di Louella Parsons.

Ultimissima sullo scandalo del mese scorso. L’entusiasmo e antipatia delle masse americane non soltanto per Truman o per Dewey: le masse gridano in questi giorni anche per Robert Mitchum, o contro Robert Mitchum. Oltre che delle elezioni e subito dopo, si parla vivacemente del popolarissimo attore scoperto dalla polizia  di Beverly Hills in una equivoca fumeria clandestina di stupefacenti esotici: e dello scandalistico processo hollywoodiano che ne è seguito. Applausi fanatici di folla, violenti titoloni in prima pagina sui grandi giornali dell’Ovest, foto-reportage eccezionali sulle riviste, diluvi di lettere di difesa o di denigrazione, ovazioni e manifestazioni ostili, una più clamorosa dell’altra, sono la reazione del pubblico americano, da New York a San Francisco, da Chicago a Hollywood, al riapparire di Mitchum in questi giorni sugli schermi di America, per la prima volta dopo il chiassosissimo affare della marijuana, di cui tutto il mondo ha parlato. Mentre durava l’eco del processo, dal quale il popolare interprete di Odio implacabile, Notte senza fine, Il bacio della morte, Anime ferite, non è uscito affatto brillantemente, è apparso Rachel and the Stranger (Il vagabondo della foresta), il suo primo film proiettato dopo lo scandalo.
L’ansia dei produttori per la rischiosissima prima è stata terribile, perché Mitchum non è riuscito durante il processo a scagionarsi completamente dalla circostanze aggravanti. ma il film è stato un trionfo! Robert Mitchum si è sollevato contro larghe correnti di antipatia: ma il silenzio glaciale, ostile di queste ultime ha quasi amplificato il fragore degli applausi che hanno accolto, a sala buia, per minuti e minuti di seguito, il suo apparire sullo schermo, in quasi tutti i più grandi cinema. Le lettere che giungono  ai giornali e alle riviste in difesa di Bob sono addirittura fanatiche: quelle contro di lui mostrano invece che egli è caduto, precipitato dal favore che godeva presso altre sfere di pubblico. Ora è stato lanciato sugli schermi americani Blood on the Moon (Sangue sulla luna), un altro film interpretato da Mitchum, con un successo ancora più clamoroso, e una reazione di attacchi sui giornali e riviste, ugualmente chiassosa.

Robert Mitchum nel negozio ebay della Libreria Metropolis